Otto libri consigliati.

1950
Norbert Wiener
The Human Use of Human Beings

Un testo irrisolto eppure di immaginifica tensione utopica. Il matematico e filosofo Norbert Wiener, laureatosi in entrambe le discipline a soli diciannove anni, tenta l’unità dei saperi sulla base di una matrice squisitamente umanistica.

È un appello disperato che tenta di difendere il valore dell’essere umano dall’ascesa dei computer cui egli stesso ha massimamente contribuito. Nel 1949, ha già compreso tutto: la minaccia delle macchine, dell’inquinamento, delle pandemie… Un libro straordinario, da recuperare nell’edizione Bollati sebbene la traduzione del titolo (Introduzione alla cibernetica) tradisca un tentativo banalmente promozionale che oggi potrebbe essere emendato con il più rispettoso (e affascinante) L’uso umano degli esseri umani.

1968
Philip K. Dick
Do androids dreams of electric sheep?

Sia che abbiate amato il film Blade Runner o che, al contrario, facciate finta di ignorarne la trama pur di esibire la vostra alterità culturale, sul merito del libro da cui è stato tratto basterà citare le parole dello scrittore francese Emmanuel Carrère:

“È strano trovare nelle pagine di uno scrittore di fantascienza, peraltro dallo stile piuttosto sciatto, brani memorabili, che non soltanto fanno venire i brividi, ma che ci danno anche la sensazione di aver intuito qualcosa di essenziale, di basilare. Di aver intravisto un abisso che è parte integrante del nostro essere e che nessuno aveva mai sondato prima.”

1977
William Gibson
Fragments of a Hologram Rose

Prima del Neuromante, Gibson esercita i muscoli scrittori con una serie di racconti che anticipano ed elaborano tutti gli elementi che confluiranno nel suo successivo capolavoro.

Molti di questi racconti sono poi stati raccolti in La notte che bruciammo Chrome. In realtà, i curiosi che non vogliono perdere tempo con romanzi cyberpunk troppo foliati, possono recuperare questa raccolta e farsi un’idea completa del genere. Anzi, secondo l’opinione di molti, questi racconti sono considerati anche superiori al più celebre Neuromante: tutto si compie con rapidità allucinatoria perché la forma breve meglio tiene a bada le derive estetiche del cyberpunk.

1980
Alvin Toffler
The Third Wave

È il secondo capitolo di una trilogia che Toffler elaborò a partire dagli anni ’70 con Future Shock e che concluse negli anni ’90 (quindi, un libro per decade) con Powershift.

Toffler è considerato tra i più celebri futurologi e, in effetti, ebbe un’influenza notevole su molti leader politici orientali tra gli anni ’80 e ’90, in pratica tutti quelli che tra la caduta dell’URSS e l’ascesa della Cina avrebbero ridefinito gli equilibri mondiali. Tralasciando le predizioni sociologiche e politiche (la fine degli stati, la dissoluzione della famiglia…), rimanendo nell’ambito del cyberpunk, sua è l’idea che la nuova ricchezza sarebbe stata creata dalla conoscenza più che dalla finanza e dall’industria. La società dell’informazione avrebbe ridefinito la stessa civiltà umana, sostituendo quella precedente basata sulla rivoluzione industriale con una nuova guidata dall’economia della conoscenza. Un altro concetto ancora oggi assai valido è quello dell’ “information overload”, effetto collaterale delle nuove economie dell’informazione. Come per il testo di Wiener, anche i libri di Toffler soffrono di un certo disordine discorsivo. Al contempo, la loro lettura rimane altamente raccomandata perché si sforza di abbracciare e comprendere la complessità del mondo contemporaneo e ancora adesso offrono potenti suggestioni e intuizioni.

1984
William Gibson
Neuromancer

Considerato il capolavoro di Gibson, Neuromante è l’opera cyberpunk per antonomasia.

Tradotto ovunque e ovunque citato, in effetti sintetizza all’ennesima potenza tutti gli stilemi che ancora oggi definiscono il genere e, in parte, la modernità in cui siamo immersi. A differenza dei racconti, la forma lunga in cui si cimenta Gibson può creare nausea e vertigini. La scrittura è densa e sovraccarica, l’ipertrofia della trama lascia spesso senza respiro e affrontarlo una prima volta può essere come una di quelle esperienze cui si rinuncia subito e per sempre ci si rifiuta di tentare una seconda volta.

1986
Bruce Sterling
Mirrorshades

Il manifesto del Cyberpunk. Una raccolta curata e introdotta da Bruce Sterling che squaderna le diverse anime del genere.

In dodici racconti, si definiscono tutte le caratteristiche del genere. Molti degli autori qui presentati, come spesso accade nei movimenti letterari, ben presto si dissoceranno e prenderanno altre strade. Di conseguenza, proprio questa antologia rappresenta il momento in cui un collettivo di autori diventa autoconsapevole della propria estetica ed è in grado di farlo comprendere al di fuori della propria cerchia.

1992
Neal Stephenson
Snow Crash

Il mondo immaginato da Stephenson è dominato dall’anarco-capitalismo che dopo aver fatto collassare gli stati ha esteso il proprio dominio tecno-finanziario anche al potere temporale sugli uomini. Eppure, è un libro intriso di ironia e toni satirici.

Stephenson, infatti, appartiene alla seconda generazione degli scrittori cyberpunk. Pertanto, in maniera irrispettosa, cerca di innovare anche attraverso l’autoironia sul genere stesso. Al contempo, prova a concettualizzare certi stilemi producendo interessanti riflessioni come quello sul rapporto tra linguaggio e realtà. Vale a dire, il linguaggio come forma di codifica e decodifica della realtà grazie alla virtualizzazione delle macchine. Ovviamente, le sue sono considerazioni che hanno fatto inorridire linguisti e specialisti del linguaggio. Ma a parte il dubbio valore scientifico delle sue considerazioni, Snow Crash è comunque un classico per generazioni di programmatori che hanno creato cose come Google e Facebook.

1998
Bruce Sterling
Distraction

Gli Stati Uniti sono stati messi sottosopra dalla Cina dopo una lunga guerra economica e l’Europa affonda sotto l’innalzamento del mare a causa del riscaldamento globale.

Bruce Sterling è un formidabile saggista. Come del resto molti degli scrittori cyberpunk che ai romanzi hanno associato carriere di docenza e think tank come, ad esempio, Rudy Rucker. Questo romanzo, quindi, è interessante soprattutto per poter apprezzare quanto il “fast forward” dei cyberpunk di quarant’anni fa portasse proprio ai giorni nostri.

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